Ha 43 anni Laurel Hubbard, atleta neozelandese prossima alla partecipazione ai Giochi olimpici in programma a Tokyo dal 23 luglio all’8 agosto 2021.

La sua storia ha fatto e sta facendo molto discutere perché sarà la prima atleta transgender a partecipare alle Olimpiadi e, per di più, lo farà nel sollevamento pesi – uno sport che in molti ritengono ad appannaggio degli uomini.

Come sottolineato dal Comitato olimpico neozelandese la Hubbard, classe 1978, soddisfa sia i criteri di ammissibilità della Federazione internazionale di sollevamento pesi che quelli del Comitato olimpico internazionale.

La Hubbard, nata Gavin, ha in passato gareggiato anche nelle competizioni maschili, prima di intraprendere il percorso di transizione – dieci anni or sono.

Come sottolineato dalla federazione neozelandese l’atleta è diventata idonea a competere nel sollevamento pesi femminile grazie ai livelli di testosterone (l’ormone steroideo del gruppo androgeno prodotto dai testicoli ma anche, in minima parte, dalle ovaie e dalla corteccia surrenale) al di sotto della soglia richiesta dal Comitato olimpico internazionale.

Le soglie sono state stabilità nel 2015 dalCIO, che ha pubblicato le linee guida che permettono a qualsiasi atleta transgender di competere a livello femminile – a patto che i livelli di testosterone siano inferiori ad una determinata soglia per almeno 12 mesi prima delle gare.

Per Laurel Hubard una grande soddisfazione – ancor più grande se è vero che nel 2018 ha rischiato di doversi ritirare per un grave infortunio occorsole durante i giochi del Commonwealth a Gold Coast (in Australia): per lei, in quell’occasione, l’orgoglio di essere la prima atleta transgender a partecipare alla competizione.

Adesso una nuova pietra miliare, celebrata con le seguenti parole: “Sono grata ed emozionata per la gentilezza e il sostegno che tanti neozelandesi mi hanno mostrato“.

Prima atleta transgender alle Olimpiadi, le polemiche impazzano

Come dicevamo, la notizia ha scatenato polemiche in lungo e in largo.

E, nonostante l’oceano in mezzo, la polemica è giunta anche alle nostre latitudini – con la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni che ha così commentato su Facebook

Tra i tanti commenti, i più prendono posizione a fianco della Meloni, tra chi propone un boicottaggio delle gare:

“Le atlete dovrebbero rifiutarsi di partecipare alle gare, se a questi elementi piacciono cosi’ tanto forzature che di normale non hanno assolutamente niente, facciano un’altra categoria e li facciamo competere tra loro”.

E chi parla già di gara falsata (nonostante ancora manchi un mese e passa alla competizione):

“È falsata….. rispetto ogni scelta di vita….ma in certi campi basterebbe prendere in considerazione l’anagrafe….sei nato uomo …..sei libero di diventare donna ma gareggi con gli uomini….e viceversa….il rispetto se lo si vuole lo si deve sia chiaro sempre….”

Al netto di come la si pensi, sarà interessante vedere l’atleta neozelandese alla prova – per vedere se il suo essere nata uomo le possa dare un vantaggio di qualche tipo (sebbene il CIO ritenga ciò impossibile, data la già spiegata questione legata ai livelli di testosterone).