Nell’ultimo anno e mezzo, complice la nota contingenza sanitaria che ha paralizzato il mondo intero, l’emergenza terrorismo è passata in secondo piano.

Il nemico del pianeta è diventato il coronavirus (d’altra parte subdolo e pronto a colpire quando meno te l’aspetti proprio come un terrorista) e il timore di nuovi attentati è venuto meno, sebbene qualche attacco terroristico sia stato registrato anche in questa era pandemica.

Ma quest’oggi si è tornati a parlare di Isis.

A farlo, La Repubblica – nell’articolo ‘L’Isis minaccia Roma “Ci prepariamo e siamo certi di prenderla”‘.

Nonostante l’Italia sia ad oggi uno dei pochi paesi occidentali a non aver subito (fortunatamente) attacchi terroristici, anche grazie al grande lavoro dell’intelligence tricolore, la minaccia che questa peculiarità venga meno è più che reale.

Ed è una minaccia che giunge dalla rivista ufficiale del sedicente stato islamico, al-Naba.

In risposta al vertice della coalizione internazionale contro Daesh (il gruppo alla base dela fondazione dell’Isis) tenuto a Roma negli ultimi giorni di giugno e alle parole del ministro degli Esteri Luigi Di Maio, citato esplicitamente nel documento, la rivista dell’Isis ribadisce a più riprese: “Lo Stato islamico prenderà Roma”.

Roma sarebbe infatti “nella lista dei bersagli più importanti per i mujaheddin (i combattenti impegnati nella jihad, ndr). Perché questa è la promessa che Dio Onnipotente ha fatto ai suoi fedeli servitori che sono sicuri della sua realizzazione. L’aspettano con grande pazienza e hanno fatto preparativi sin dall’inizio della loro guerra santa in Iraq”.

La chiusura del documento parla quindi di una azione imminente: “I giorni della battaglia stanno arrivando e saranno felici coloro che hanno proseguito la lotta”.

Nonostante ciò, la già citata intelligence italiana tende a non esprimere grosse preoccupazioni – come sottolineato da Repubblica: si tratterebbe, più che una minaccia imminente, di un invito alla resistenza ai membri dell’Isis impegnati in Iraq.

Perché ciò che è emerso è che – dopo due anni di stasi causa pandemia – l’Occidente non ha intenzione di prendere sottogamba il pericolo terrorismo e per questa ragione le truppe americane e della Nato (con l’Italia l’anno prossimo alla guida dell’operazione) si stanno rischierando in Iraq, ma non dimenticano altri fronti come Libia e Mozambico: pure l’Africa, dove gruppi affiliati all’Isis sono in espansione, verrà tenuta in considerazione per giungere alla sconfitta definitiva del terrorismo made in Isis.