Nuovi problemi giudiziari per il leader di Italia Viva Matteo Renzi.

L’ex premier sarebbe stato indagato per finanziamento illecito e false fatturazioni insieme al manager dei vip Lucio Presta (già tra gli organizzatori della Leopolda, kermesse politica organizzata annualmente da Renzi a Firenze): l’iscrizione nel registro degli indagati sarebbe giunta qualche settimana fa.

L’indiscrezione è stata lanciata dal quotidiano Domani.

Secondo quanto riportato, al centro dell’indagine ci sono i bonifici del documentario ‘Firenze secondo me’ – ideato e condotto da Matteo Renzi e trasmesso su Nove a cavallo tra il 2018 e il 2019, con le quattro puntate che hanno registrato ascolti intorno al 2%.

Come scritto su Domani (e riportato frattanto da Dagospia):

“Chi vi scrive due anni fa, sull’Espresso, segnalò come Presta, per il progetto televisivo andato in onda su Discovery, girò a Renzi quasi mezzo milione di euro, una cifra che appariva fuori mercato. Non solo se rapportata alle somme pagate da conduttori di fama come Alberto Angela, ma anche messa a confronto con quanto incassato dai Presta da Discovery: se al tempo fonti interne all’emittente rivelarono che il documentario presentato dal politico era stato comprato per poche migliaia di euro, oggi si scopre che l’Arcobaleno Tre (la società di Presta e del figlio Niccolò – anche lui indagato) ha fatto a Discovery una fattura da appena mille euro, che tra l’altro non risulta ancora incassata”.

Per giustificare l’operazione – a perdere – del documentario, Presta parlò di “investimento nel tempo e che i diritti sul documentario avevano a suo giudizio un valore economico di rilievo e insindacabile”.

Mentre Renzi, dal canto suo, ha sottolineato come non fossero affar suo le ragioni per cui Presta lo ha pagato un cachet così importante.

La procura di Roma, adesso, vuole vederci chiaro, anche perché – sottolinea sempre Domani – oltre al documentario la società Arcobaleno Tre (di proprietà di Presta, dei figli e dei figli della compagna Paola Perego) avrebbe versato altre importanti cifre “per la cessione dei diritti d’immagine in esclusiva e per alcuni progetti televisivi che i due avrebbero dovuto fare insieme”.

I pm Alessandro Di Taranto e Gennaro Varone – nel decreto di perquisizione della succitata società di Presta – parlano di “rapporti contrattuali fittizi, con l’emissione e l’annotazione di fatture relative a operazioni inesistenti, finalizzate anche alla realizzazione di risparmio fiscale, consistente nell’utilizzazione quali costi deducibili inerenti all’attività d’impresa costi occulti del finanziamento della politica”.