Torna in libertà il boss Giovanni Brusca, uno degli esponenti principali della mafia siciliana: il suo “dito” uccise Giovanni Falcone e la sua scorta

Capaci No Mafia
Il luogo dove è stato premuto il telecomando a Capaci (Shirto – Wikimedia Commons)

In Italia succede anche che il responsabili di una delle stragi più infami della storia torni in libertà. Stiamo parlando di Giovanni Brusca, l’uomo che ha premuto il pulsante del telecomando che a Capaci ha fatto esplodere esplodere la terra sotto al giudice Giovanni Falcone, a sua moglie Francesca Morvillo e ai tre agenti di scorta Antonio Montinaro, Rocco Dicillo e  Vito Schifani. Proprio lui, uno dei fedelissimi di Totò Riina e uno dei principali esponenti di Cosa Nostra, lascia il carcere dopo 25 anni, perfino con qualche mese di anticipo. Per “buona condotta”.

Brusca ha 64 anni ed era rinchiuso nel carcere di Rebibbia, a Roma, dove era diventato un collaboratore di giustizia e aveva ammesso anche l’omicidio del giovanissimo Giuseppe Di Matteo, oltre alla strage di Capaci. Ora gli toccano 4 anni di libertà vigilata e a vari controlli, oltre alla protezione che spetta ai collaboratori di giustizia.

Giovanni Brusca scarcerato: la reazione delle vittime

Giovanni Brusca
L’arresto di Giovanni Brusca (Wikipedia)

Una notizia scioccante, quella che vede uscire di carcere Giovanni Brusca. Un boss sanguinoso, che si era meritato il nomignolo di “scannacristiani” e che ha schiacciato il pulsante del telecomando che nel 1992 azionò la strage di Capaci. “Sono addolorata, ma questa è la legge e perciò va rispettata”, commenta Maria Falcone, sorella di Giovanni, con un contegno davvero invidiabile. “Mi auguro solo che Magistratura e le Forze dell’Ordine vigilino controllino per da scongiurare il pericolo che Brusca torni a delinquere”.

Più netta la vedova di Antonio Montinaro, il caposcorta di Giovanni Falcone, che si dice “presa in giro” dallo Stato. “Sono sconfortata – ha detto Tina Montinaro – dopo 29 anni non si sa ancora la verità su Capaci e ora torna in libertà chi ha schiacciato quel bottone e ha distrutto la mia vita torna libero. Lo Stato dovrebbe tutelarci, non liberare i criminali”.