L’errore dell’arbitro poteva beneficiarlo ma il ragazzo ha deciso di non approfittarne e di essere onesto. Ma perché? La risposta paradossalmente è molto semplice: perché l’onestà non ha un prezzo.

Il calciatore veneto ha deciso di rifiutare un’opportunità che evidentemente ha giudicato ingiusta. Nemmeno la chimera di pareggiare il match con l’Alpo 98, la squadra in cui milita, lo ha convinto a desistere dal fare la sua scelta: quella di non battere un penalty assegnato per errore arbitrale. A dare maggior forza al suo gesto è anche il contesto in cui la squadra si trovava in quel momento della gara: al 91′, con il parziale fissato sul 3-2 per gli avversari. Quel rigore avrebbe quasi certamente cambiato le sorti dell’incontro. E invece, Davide De Carli, ha convinto il direttore di gara a rivedere la sua scelta.

Davide De Carli
Davide De Carli, giocatore dell’Alpo 98 che si è rifiutato di battere un rigore per fairplay

La scelta di Davide De Carli

Davide De Carli, l’attaccante 29enne del Pastrengo ha scelto di parlare. Ha scelto di rifiutarsi pagando, insieme a tutta la squadra, il dazio di quella scelta con la sconfitta. Una volta fischiato il rigore, si è avvicinato all’arbitro, e ha confessato dicendogli che aveva preso una decisione errata: il fallo non c’era, e di conseguenza nemmeno il rigore. Morale della favola: sconfitta dell’Alpo 98. “Ero stato io a toccare la palla con la mano e non il mio avversario“, ha detto dopo la gara intervistato dal quotidiano Arena.

Davide De Carli: il fairplay nel DNA

II gesto del calciatore 29enne è stato un gesto spontaneo, ma a quanto pare non è stata nemmeno la prima volta che l’attaccante si sia comportato in questo modo. Stando alle parole del suo allenatore, Paolo Brentegani, anche in un altro match aveva rifiutato l’assegnazione a favore della sua compagine di un calcio d’angolo perché a toccare per ultimo il pallone era stato lui. “Davide ha dato il buon esempio, il suo gesto ha un grande valore educativo soprattutto per i più giovani”. Quella di Davide De Carli è una storia di fairplay che ha tanto da insegnare a molti nel mondo del calcio.