In un’intervista su Vanity Fair, Wanda Nara ha chiarito quali siano state le effettive motivazioni riguardanti il divorzio con Icardi.

Nelle ultime settimane era impazzata la notizia di un presunto tradimento da parte di Wanda Nara nei confronti di Mauro Icardi, che l’avesse spinta a lasciarlo. Nell’occhio del ciclone, però, era finito anche il presunto flirt tra la showgirl argentina con il cantante L-Gante. È giunta, però, la smentita da parte di Wada Nara che, in un’intervista su Vanity Fair, ha spiegato i veri motivi del divorzio.

Wanda Nara
Wanda Nara (Ansa foto)

“L’ho lasciato perché non voleva che lavorassi”

Su Vanity Fair è stata raccontata, da Wanda Nara, la sua verità sul divorzio tra la showgirl argentina e l’attaccante del Galatasaray. A quanto pare, non si tratta di una questione di tradimenti. Anche se ci sono stati ma successivamente perdonati. Wanda Nara si è raccontata per la pima volta: ecco cosa ha detto.

Avevo espresso a Mauro, nell’ultimo periodo, il mio desiderio di tornare a lavorare, e a lui questo non faceva piacere. Ovviamente non significa trascurare i bambini: Mauro si allena due ore al giorno ma il resto del tempo è a casa. Poteva aiutarmi lui, no? A lui però non piaceva l’idea che io sottraessi attenzioni alla famiglia. Mentre per me l’indipendenza è fondamentale: è la via per la libertà. L’altro giorno è venuto a prendermi in aeroporto con la macchina piena di fiori e poi mi ha portato fuori a cena e mi ha detto: “Non mi arrendo”. Benissimo, ma io so già che, se tornassimo insieme e tra due mesi gli accennassi una nuova proposta di lavoro, saremmo punto e a capo“.

“Il mondo del calcio non ha aiutato il mio matrimonio

Poi l’attenzione si è spostata sul mondo calcistico a 360°: la showgirl argentina ha accusato l’universo legato al pallone di arretratezza. Wanda Nara ha affermato che l’ambiente in cui si trova il marito, in realtà, non ha aiutato il matrimonio tra i due: “D’altra parte Mauro vive nel mondo del calcio, dove le mogli di rado lavorano e le donne in carriera vengono discriminate. Anni fa, per la firma di un contratto ho dovuto mandare un mio sostituto uomo perché il presidente della squadra si era rifiutato di trattare con una donna. A volte penso che, sì, stiamo facendo passi avanti dal punto di vista dell’emancipazione femminile, ma in troppi ambienti siamo ancora arretratissimi. Tutto ciò non ha aiutato il mio matrimonio“.