17 Giugno 2001: vent’anni fa il terzo scudetto della Roma, un anno prima quello della Lazio. Poi cos’è successo? Cerchiamo di capirlo insieme

“Un’emozione indescrivibile”. Con queste parole Francesco Totti ha ricordato lo storico terzo scudetto della Roma. Un trionfo epocale, un piccolo miracolo di programmazione e di investimenti corposi che però purtroppo non ha avuto seguito. Vent’anni fa, il 17 giugno 2001, la Roma festeggiava quello che è stato l’ultimo scudetto “outsider” della nostra Serie A. Già, perché da quel momento in poi si sono alternate solo tre squadre sul tetto d’Italia: Milan, Inter e Juventus.

Vent’anni di dominio torinese-milanese mentre nei 20 anni precedenti c’erano stati diverse affermazioni di squadre non esattamente strafavorite: la Sampdoria, il Napoli, prima ancora addirittura il Verona e pure la Roma, nel 1982-83. Segno dei tempi che cambiano e di un calcio ormai polarizzato verso il potente di turno.

Lazio 2000, Roma 2001: quando nei derby ci si giocava lo scudetto

Il murales scudetto Roma 2001
Di Anthony Majanlahti, CC BY 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=345305

Erano altri tempi e c’erano anche altre disponibilità economiche. L’anno prima, nel 2000, aveva vinto la Lazio di Cragnotti. Quella di Nesta, di Mancini, di Mihajlovic e Veron. Un gruppo infarcito di campioni pagati suon di miliardi che riuscì a bissare il primo trionfo laziale, quello del 1974. Poi toccò alla Roma, che in quanto a investimenti non era certo da meno. C’era capitan Totti, certo, ma alle sue spalle c’era una squadra spettacolare che grazie agli investimenti dell’indimenticabile Franco Sensi era riuscito a mettere in fila tutte le big.

Antonioli; Zebina, Zago (Aldair), Samuel; Cafu, Tommasi, C. Zanetti, Candela; Totti; Montella, Batistuta. Su questo 3-4-1-2 era impostata la formazione tipo che Fabio Capello portò in trionfo, facendo esultare la Capitale per la seconda volta consecutiva, stavolta però dall’altra parte della barricata.

Gli anni successivi: Cassano, Panucci e i secondi posti

Mourinho Roma
Mourinho (Getty Images)

Peccato che poi quella bellissima Roma non riuscì a bissare, nonostante un altro paio di innesti di spessore. Christian Panucci e Antonio Cassano resero la squadra ancora più forte ma lo scudetto tornò a cucirsi sulle maglie della Juventus. Un paio d’anni dopo il “tradimento” di Fabio Capello, che prima disse “Mai alla Juve” e poi puntualmente ci andò, certificò soltanto ciò che sembrava ormai chiaro a tutti.

L’inerzia del potere si era spostata di nuovo al Nord e quella Roma inizierà un lento declino interrotto solo da qualche estemporaneo momento di gioia. Due coppe Italia, la Supercoppa del 2007, la storica semifinale di Champions del 2018. E poi i secondi posti con Spalletti, Ranieri e Garcia. Sono passati 20 anni e ora la Roma sembra tornata grande, affidandosi a Josè Mourinho per un progetto ambiziosissimo di rilancio. Dall’altra parte della barricata c’è Maurizio Sarri alla Lazio, per un derby di nuovo di altissimo profilo. E chissà, magari di nuovo con vista scudetto. Lunga vita alla Capitale!