Un bambino rom di 11 anni residente nel campo rom di San Basilio a Roma ha rotto il muro di omertà ed ha denunciato la madre ai Carabinieri. Ecco perché lo ha fatto

Bambino Roma denuncia genitori

Un drammatico fatto di cronaca è avvenuto a Roma lo scorso luglio, ma la notizia è stata resa nota soltanto ieri. In una calda mattina di piena estate i Carabinieri della stazione di Via del Casale di San Basilio hanno visto suonare alla porta un bambino di 11 anni.

Si trattava di un bambino rom residente nel campo di zona. Sulle prime i militari hanno immaginato una situazione di richiesta di supporto economico ma, ben presto, si sono trovati di fronte ad una realtà drammatica.

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Bambino Rom denuncia la madre

Il bambino, piangendo, ha chiesto ai Carabinieri di arrestare la madre. Il motivo era in ordine al fatto che veniva costantemente e selvaggiamente picchiato al fine di uscire in strada per chiedere le elemosina oltre che rubare ferro e rame.

I Carabinieri hanno immediatamente messo in atto le verifiche del caso e, ad inizio agosto, il piccolo rom è stato affidato ad una struttura protetta. La mamma, secondo quanto riferiscono le cronache locali appena maggiorenne, su indicazione del Tribunale dei Minori è stata arrestata. I maltrattamenti avvenivano in maniera sistematica da ben quattro anni. Ora stara alla Magistratura il compito di verificare tutte le responsabilità.

La vicenda, inevitabilmente, ha scatenato la polemica politica. In tal senso sono intervenuti con grande durezza la presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni ed il candidato sindaco di Roma del centro destra Enrico Michetti. La prima in un post facebook ha definito la vicenda “Una storia atroce che riguarda troppi minori innocenti”. Ancor più duro, se possibile, Michetti.

In un tweet il Professore di Diritto Amministrativo ha definito “Intollerabile che a Roma ci siano bambini trattati come schiavi”. Fa rumore, di contro, l’assenza di commenti sulla vicenda da parte delle altre forze politiche. Nessuno degli altri candidati a sindaco, Virginia Raggi, Roberto Gualtieri e Carlo Calenda ha speso una parola, o quanto meno un post social, per stigmatizzare l’accaduto.