Era il 19 luglio 1992, esattamente 19 anni fa.

Era domenica, a differenza di oggi che è lunedì, quando in via Maria D’Amelio, a Palermo, una Fiat 126 rubata contenente circa 90 chilogrammi di esplosivo viene fatta esplodere.

A distanza di meno di tre mesi dalla stage di Capaci (quando perse la vita il giudice Giovanni Falcone, assieme alla moglie e tre agenti della scorta) la Mafia attacca lo Stato nuovamente, in maniera frontale.

Ed uccide il giudice Paolo Borsellino, assieme a cinque agenti della scorta – Agostino Catalano, Emanuela Loi (prima donna a far parte di una scorta), Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina.

Drammatico il racconto dell’unico componente della scorta a sopravvivere – per caso, giacché in quel momento stava parcheggiando:

“Il giudice e i miei colleghi erano già scesi dalle auto, io ero rimasto alla guida, stavo facendo manovra, stavo parcheggiando l’auto che era alla testa del corteo. Non ho sentito alcun rumore, niente di sospetto, assolutamente nulla. Improvvisamente è stato l’inferno. Ho visto una grossa fiammata, ho sentito sobbalzare la blindata. L’onda d’urto mi ha sbalzato dal sedile. Non so come ho fatto a scendere dalla macchina. Attorno a me c’erano brandelli di carne umana sparsi dappertutto…”

Paolo Borsellino 29 anni dopo: il ricordo di Twitter

A 29 anni di distanza questi due attentati rappresentano, ancora, una enorme ferita per l’Italia e per la Sicilia.

E il ricordo – dall’avvento dei social network – riecheggia sul web con forza, con i pensieri che i singoli cittadini tributano ai due magistrati che – di fatto – sono stati dei martiri di Stato.

E così quest’oggi Borsellino è andato in tendenza e, di seguito, vogliamo ricordare alcuni dei cinguettii più toccanti / significativi (anche se lo sono tutti, ognuno a loro modo):