Nei giorni delle grandi frizioni tra l’ex premier Giuseppe Conte e il fondatore del Movimento 5 Stelle Beppe Grillo, una delle misure del Governo contiano dell’era pandemica va in soffitta:

il cashback, il rimborso di Stato del 10 per cento per chi paga utilizzando il bancomat, sarà sospeso.

Secondo quanto riportato dalle realtà che ne hanno scritto, si tratterebbe di un “congelamento” per apportare eventuali migliorie allo strumento. In attesa di scoprire se verrà “scongelato”, il cashback si fermerà a partire da dopodomani: un risparmio per lo Stato di una cifra che può arrivare a ben 3 miliardi di euro (sebbene altre fonti parlino di 2 miliardi).

Doveva essere uno strumento anti-evasione, oltre che ad uno strumento per incentivare più in assoluto il pagamento cashless, ma in realtà sono stati appena 7,8 i milioni di italiani registratisi al sistema e di questi 7,8 milioni ben due milioni non hanno superato la soglia di operazioni (50) per poter ricevere il rimborso.

A luglio chi ha accumulato un credito sarà rimborsato, poi il cashback verrà sospeso e con esso i classici comportamenti opportunistici dei furbetti tricolore: ricordiamo come per il supercashback (il premio destinato ai maggiori utilizzatori di carte e app di pagamento) parecchi hanno frazionato i pagamenti il più possibile, arrivando a pagare separatamente cornetto e cappuccino.

Meloni commenta lo stop al Cashback

Attraverso i social, la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni s’è così espressa in merito alla sospensione della misura fortemente voluta dal Movimento 5 Stelle (una misura comunque più sensata della lotteria degli scontrini, contro cui si è parimenti scagliata):

Il Cashback sarà “sospeso” dal 1° luglio. Fratelli d’Italia è stata l’unica forza politica a dire chiaramente da subito che Cashback e lotteria degli scontrini sono una idiozia che ci costa 4 miliardi. Un tentativo di controllare gli italiani in cambio di una elemosina. Ora ci è arrivato anche il governo Draghi. I quasi 2 miliardi risparmiati siano ora destinati ad attività e lavoratori colpiti dalla crisi e dalle chiusure, come avevo chiesto di fare al premier in una lettera inviata il 3 marzo scorso. Come sarebbe dovuto essere in una Nazione normale.