Abbiamo raggiunto Matteo Bassetti, primario di Malattie infettive all’ospedale San Martino di Genova, per commentare le parole di Anthony Fauci e ragionare sulla questione Covid.

Prof.Matteo Bassetti
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Partiamo dalle parole del capo consulente medico della Casa Bianca, il Professor Bassetti specifica: Le parole di Anthony Fauci sono state un po’ strumentalizzate. Ha fatto un discorso molto articolato durato 10-12 minuti e ha parlato anche della carica virale di chi si contagia anche con il vaccino che sarebbe uguale in un’esperienza di Stato Americano rispetto a chi non è stato vaccinato. Manca la seconda parte dove ha specificato che chi fa il vaccino viene in contatto con la Variante Delta sia positivo al tampone, ma non contrae la polmonite e non va in ospedale. Chi non è vaccinato va in ospedale e magari può anche morire. Questo è il concetto che deve essere mandato. La vaccinazione sta tenendo a livello di prevenzione delle forme gravi.

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Aggiunge: “In un mondo ideale in cui tutti sono vaccinati anche se avessimo qualche tampone positivo, ricordiamo che protegge all’80% quindi il 20% si contagia, non fa la polmonite. Certo sarebbe bello avere un vaccino che fa il 100% di efficacia sui contagi, ma non è mai esistito nella storia del vaccino anche nel passato per il morbillo, per la varicella, per l’influenza. C’è una variabilità legata al sistema immunitario da un soggetto all’altro qualcuno sarà positivo, ma non vuol dire avere la malattia ma si è portatori sani del virus. Se avessi una comunità dove ci sono 100 ragazzi vaccinati se anche 10 di loro hanno la variante Delta non fanno la polmonite e non hanno le forme gravi, avranno raffreddore, qualche linea di febbre. Non importa questo, l’importante è non avere la gente che sta male e va in ospedale”. 

Professor Matteo Bassetti: Greenpass, vaccini e Covid

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Il Professor Matteo Bassetti va avanti a rispondere alle nostre domande. Quando parliamo di Greenpass sottolinea: “Non mi esprimo sulla parte politica, perché di mestiere faccio il medico. Il Greenpass è uno strumento per stimolare la vaccinazione in un momento di stanca, in cui la gente non si prenotava. Certamente è stato uno strumento per incentivare. Il risultato è stato un buon risultato. Se quando si è raggiunto l’obiettivo di far vaccinare si vorrà alleggerirlo fa parte della dinamicità della situazione. Il Greenpass per i giovani ci porta allo stadio, ai concerti, in discoteca che purtroppo sono chiuse e per me è assurdo. Si potevano aprire col pass o col tampone.

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Si arriva sul punto quello legato ai ristoranti: “Sono il motivo del contendere, il ristorante all’aperto non ha senso questo discorso. Mi proietto a ottobre quando avremo l’incremento dei contagi e qualcuno in ospedale e questo sarebbe lo strumento per non chiudere. Non lo vedrei come strumento di limitazione ma di uno per andare avanti anche in inverno. In Italia abbiamo questo atteggiamento, siamo anche belli per questo perché, c’è sempre qualcuno che non è d’accordo. Ci può stare, fa parte della dialettica e siamo una democrazia. L’importante è che non si trascenda nell’insulto, nella minaccia o puntare il dito. Il Greenpass è uno strumento per oggi, per gli obiettivi, ha funzionato”.

La diffidenza sui vaccini

Si arriva poi alla diffidenza sul vaccino che ormai sta portando a molte proteste: “Come mai le persone sono diffidenti verso il vaccino? Non lo so dire. Penso che ci sia sicuramente qualcuno che pensa che sia arrivato troppo presto. Io voglio vedere tutto in maniera positiva. Il fatto che la ricerca ci ha messo a disposizione in così poco tempo il vaccino è una grande cosa. Parte da lontano la ricerca, la tecnologia del rNma ci si sta lavorando da 30 anni. Meno male che abbiamo fatto così presto, perché con i contagi che abbiamo ora avremmo gli ospedali pieni di anziani e immunodepressi. Uscire dalla diffidenza? Si deve fare attività di proselitismo in maniera positiva, rispondere alle domande che sono lecite. Noi medici rispondiamo, ma quando la scienza risponde bisogna accettare. Se ogni volta viene tutto confutato allora è difficile. Viene detto che siamo pagati dalle aziende farmaceutiche, che sono le stesse che ci danno i farmaci per curare i tumori, il diabete, l’ipertensione. Non dobbiamo pensare che le case farmaceutiche siano il male, non è così perché oggi viviamo fino a 85 anni anche grazie ai farmaci. Tutti vorrebbero vivere a km 0 come si faceva cento anni fa, ma all’epoca si moriva a 40 anni. Con i vaccini abbiamo sconfitto il vaiolo, la poliomenite, abbiamo pochissimo morbillo, la varicella non è più un problema. I nostri reparti di malattie infettive fino a 30 anni erano pieni di persone malate di queste patologie, poi prevenute, ora sono vuote di questo. Dobbiamo dirlo alla gente perché succederà anche al Covid quando tutto il mondo, o buona parte di esso, sarà vaccinato potremmo pensarlo come una banale influenza”.