E’ nota l’estrema prolificità della mamma degli scemi.

L’ennesima riprova giunge dal Tour de France.

Ieri è andata in scena (in strada, meglio dire) la prima tappa della 108esima edizione del giro transalpino (da Brest a Landerneau) e a 47 chilometri dall’arrivo abbiamo visto una maxicaduta con almeno 50 ciclisti coinvolti e alcune bici spezzatesi.

Tutta colpa di una giovane tifosa che – per esporre un cartello a favore di telecamera – è stata travolta dal tedesco Tony Martin della Jumo Visma ed ha portato ad una caduta a catena che rimarrà nella storia del Tour.

A dire il vero, la giovane voleva esporre un cartello anche tenero – di incoraggiamento ai nonni (“Allez Opi Omi”, grossomodo “Forza nonno e nonna”), ma per certo lo ha fatto in un momento quantomeno poco opportuno, in una strada strettissima.

Un corridore – il tedesco Jasha Sutterlin – è stato costretto al ritiro.

E se possiamo incolpare la tifosa per l’accaduto, non si può non notare come anche l’organizzazione avrebbe potuto fare meglio: ci fossero state le transenne in quel punto particolarmente arduo si sarebbe evitata la caduta.

Difficile da evitare, invece, una seconda caduta giunta a 10 chilometri dal traguardo: il gruppo si era ricomposto ma uno scivolone di un’atleta della Movistar ha fatto cadere complessivamente una trentina di corridori (alcuni dei quali hanno travolto alcuni spettatori presente a bordo strada).

La seconda caduta ha portato a due ulteriori ritiri (il francese Lemoine e il lituano Konovalovas) e la conclusione di due atleti che sarebbero potuti essere in lizza per il successo: l’inglese Geoghegan Hart, vincitore del Giro 2020, e l’australiano Porte, arrivati attardati al traguardo (come d’altra parte il quattro volte vincitore del Tour Chris Froome).